Ci sono luoghi la cui energia esula da chi li abita in un determinato momento, luoghi in cui la bellezza è talmente rara ed incontaminata che non si possono descrivere, bisogna viverli.

È così per le Cave di Fantiano, roccia tufacea scavata dalle mani degli uomini che inconsapevolmente hanno restituito alla natura uno scenario inconsueto e mozzafiato, un luogo quasi mistico, dove musica ed arte non possono che fondersi con il fascino dei monoliti calcarei.

Siamo nell’agro di Grottaglie, a due passi da Taranto, eppure la gran parte dei residenti ignora questo paradiso che, se non fosse per pochi eventi come il Cinzella Festival, quasi verrebbe dimenticato.

 Le foto dell'articolo, sono di Maurizio Greco, per gentile concessione del Cinzella Festival.
Le foto dell’articolo, sono di Maurizio Greco, per gentile concessione del Cinzella Festival.

Basterebbe prendersi del tempo, un attimo di silenzio per farsi suggestionare dalla particolarità di un teatro incastonato nella roccia per capire che non ci troviamo davanti ad una location comune ed un evento come tanti altri: sul palco, circondato da ulivi secolari e macchia mediterranea, sta per salire Diodato per l’unica tappa pugliese del suo tour.

È la serata conclusiva della quarta edizione del Cinzella Festival 2020, che si è svolto dal 12 al 15 agosto e che anche quest’anno, come ogni anno, ha portato alle Cave di Fantiano artisti prestigiosi, musica e proiezioni.

Quest’anno anche il famoso logo dell’evento, la pecora, simbolo ormai della lotta contro il siderurgico di Taranto e la contaminazione da diossina che costrinse le autorità sanitarie ad abbattere oltre 600 ovini, indossa la mascherina, a ricordarci che non è un anno come gli altri: una subdola pandemia pone l’attenzione nazionale sulla dicotomia tra il diritto alla salute e la necessità del lavoro, temi sui quali i cittadini tarantini si interrogano da anni ed ai quali nessuna istituzione è riuscita a dare una risposta certa e definitiva.

Le foto dell'articolo, sono di Maurizio Greco, per gentile concessione del Cinzella Festival.
Le foto dell’articolo, sono di Maurizio Greco, per gentile concessione del Cinzella Festival.

Lo sa bene Diodato, direttore artistico del 1° maggio a Taranto, che non ha smesso mai di pensare alla sua città, nemmeno nel momento più bello e più alto della carriera di un musicista, la vittoria al Festiva di Sanremo, vittoria dedicata a Taranto ed ai suoi cittadini che costantemente vivono in condizioni di degrado ambientale ed emergenza occupazionale e che lo hanno saputo ripagare anche al Cinzella Festival, con un affetto smisurato, seppur distanziati, con la mascherina indosso e nel rispetto di tutte le norme del caso.

Di fronte al pubblico non c’è il cantautore Diodato, pluripremiato tra Sanremo, David di Donatello e Nastro d’Argento, c’è Antonio, l’amico, il vicino di casa, il fratello partito a cercare fortuna, per inseguire un sogno e tornato per ricordarci che, quando c’è il talento, i sogni si possono realizzare.

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Si resta incantati scoprendo con quale naturalezza, con quale energia, ma, allo stesso tempo, con quale garbo e senza frenesia alcuna racconta di sé, solca il palco e canta le sue canzoni, lasciando che il pubblico assapori il momento.

Sul palco del Cinzella Festival, insieme a Diodato, anche l’estro di Rodrigo D’Erasmo e la bellissima voce di Greta Zuccoli, a dare ancora più forza alla sua poesia, in un tour fortemente voluto dal cantautore tarantino, convinto che, in questo tempo incerto, la musica sia d’aiuto e conforto più che in altri periodi.

Le foto dell'articolo, sono di Maurizio Greco, per gentile concessione del Cinzella Festival.
Le foto dell’articolo, sono di Maurizio Greco, per gentile concessione del Cinzella Festival.

Lo si dice di tutti gli eventi ai quali si è partecipato, che sono unici, rari o particolari, soprattutto, come in questo caso, quando la musica non è solo intrattenimento ma scava nell’anima, graffiando sul fondo per far emergere qualcosa di noi che fino a quel momento non avevamo considerato, oppure avevamo solo ignorato, ma credo che in questa circostanza siamo davvero davanti ad un concerto unico ed irripetibile.

Forse perché mai più ci troveremo nel mezzo di una pandemia con alle spalle un lockdown che ha scosso gli animi di tutti, forse perché quel luogo così incantato domani muterà, restituendoci un altro paesaggio, forse perché ci sarà un’energia diversa a smuovere le coscienze o semplicemente perché sarà un momento passato di cui conserveremo un bel ricordo e torneremo a casa con il cuore pieno di bellezza e l’anima in pace, sicuri di aver viaggiato tra “Alveari”, “Ubriaco”, “Solo”, “Il commerciante”, “Essere semplice”, “Adesso”, solo per citare alcune delle canzoni più belle, perdendosi in “Mi si scioglie la bocca”, “Babilonia”, “Che vita meravigliosa” e “Fai rumore”.

Un racconto autentico e contemporaneo di una società spesso distratta e che non è più in grado di apprezzare le piccole cose, ma anche un viaggio insondabile ed introspettivo alla ricerca di sé stessi tra la felicità e le crisi di ogni esperienza amorosa, un racconto fatto di parole semplici ma, proprio per questo, mai banali o scontate, che arrivano a tutti e di cui tutti si possono vestire per cambiare il mondo che li circonda con la forza della gentilezza.

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Antonio Diodato ci lascia un insegnamento tanto prezioso quanto forse involontario, alzare la voce non è l’unico modo di protestare contro le ingiustizie, lo si può fare anche con pacatezza, con l’inequivocabilità e l’inamovibilità dei fatti; Antonio ci dimostra con la sua arte che sognare un futuro diverso per Taranto è possibile e l’unico modo per ottenerlo è non smettere mai di pensare che, prima o poi, possa accadere, e prodigarsi affinché accada.

Lasciamo le Cave di Fantiano con un grande senso di gratitudine nel cuore che forse non si può spiegare a chi non ha vissuto e condiviso questo autentico momento di bellezza, portando con noi il paesaggio che toglie il fiato, la voce, il sorriso e l’energia che Antonio ci ha donato senza risparmiarsi, l’appagamento, ma anche l’inquietudine che chi vive questa terra conosce bene, tra voglia di riscatto ed estrema incertezza per il futuro, ma ci portiamo anche un’emozione intima ed insondabile che le parole non riescono a mostrare, che serve a “ricordarsi di nuovo dell’essenziale invisibile”.

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