Spesso non ci rendiamo conto di quanto i condizionamenti esterni influenzino le nostre scelte di vita.

Decidiamo di fare o non fare qualcosa, non perché non siamo realmente portati verso quel qualcosa o non è nelle nostre corde, ma perché siamo convinti – ci hanno convinto – che non è una strada giusta per noi. O peggio, proprio non accessibile, non percorribile.

È chiaro ed evidente che di precostituito non c’è nulla. A parte volare, tutti noi, se vogliamo, possiamo realizzare i nostri sogni. Con impegno e studio, niente ci è precluso. Non si parla di capacità, si parla “semplicemente” di stereotipi.

Dalla Treccani.
Stereotipo: […] in psicologia, opinione precostituita, generalizzata e semplicistica, che non si fonda cioè sulla valutazione personale dei singoli casi ma si ripete meccanicamente, su persone o avvenimenti e situazioni […].

Ce lo ricorda oggi un bel post apparso sull’account Instagram di Save the Children, nel giorno della Giornata Mondiale delle donne e delle ragazze nella scienza.

Leggerlo ci consegna una verità di cui, a mio parere, si parla troppo poco.

Se chiediamo ad un gruppo di bambini di disegnare uno scienziato, 1 su 3 lo disegnerà donna. Se lo chiediamo ad un gruppo di ragazze di 16 anni, 3 su 4 lo disegneranno maschio. Se lo chiediamo ad un gruppo di ragazzi della stessa età, il 98% lo disegnerà maschio.

Insomma con il passare degli anni, se sei donna, smetti di pensare che il mondo della scienza ti possa appartenere. Inoltre, secondo quanto riportato da Save the Children, anche quando una ragazza, andando contro ogni aspettativa sociale, mostra di essere fortemente portata per gli studi scientifici, solo una su otto pensa di poter lavorare come ingegnere o in altre professioni scientifiche, a fronte di uno su quattro se parliamo di ragazzi.

Non credo che questo sia un bel risultato per una società che si crede, sin troppo generosamente, evoluta.

Spesso per motivare un cambiamento di paradigma o culturale, cerchiamo di trovare una giustificazione economica. Vale ad esempio per le attività culturali: quante volte sentiamo che investire in cultura è giusto (attenzione, GIUSTO) perché genera ricchezza? Come se non bastasse pensare che oltre al valore economico (che comunque produce) c’è anche un altissimo valore sociale e di comunità. Insomma, che sia giusto a prescindere.

Allo stesso modo, possiamo dire (giustamente come scrive Save the Children) che se più donne si dedicassero allo studio delle STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) il PIL europeo potrebbe aumentare dal 2,2% al 3%.

Ma è davvero questo il punto?

Non lo è di più, come io credo, che fare avvicinare le ragazze alla scienza sarebbe giusto già solo per affermare che niente ci può essere precluso, che non ci sono differenze limitanti e che, come nel caso specifico, la scienza non è una cosa solo per uomini?

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