Un cocktail o una fritturina di gamberi d’asporto, o meglio sarebbe dire da passeggio, fa bella mostra di sé sull’ultima copertina del nostro magazine. L’immagine, però, è strana, ricorda un mosaico, ma non solo questo: se guardiamo più attentamente, ci rendiamo conto di alcuni elementi non immediatamente percepibili. Innanzitutto scopriamo che si tratta di un foto collage realizzato con molte altre foto, inoltre, benché i gamberi sembrino freschi, appena pescati e cucinati, c’è qualcosa che non torna, la confezione che li avvolge non è il cartoccio di carta pane cui ci hanno abituato i vari venditori di street food, ma sembra un sacchetto di patatine di quelli industriali, anzi, se guardiamo con attenzione, sembra il sacchetto delle patatine “Più gusto” della San Carlo.

Copertina Smart Marketing Anno IV n.39 - Luglio 2017_A4
Copertina Smart Marketing Anno IV n.39 – Luglio 2017_A4

La domanda che ci sorge allora è: perché mai l’artista ha composto questo frankenstein gastronomico, legando, o meglio sarebbe dire cucendo, insieme questi due elementi all’apparenza così lontani e diversi?

Cosa mai potranno avere in comune un sacchetto di patatine commerciali con un cocktail o una fritturina di gamberi così alla moda oggi, nell’epoca degli chef star e dei talent gastronomici, che invadono e saturano i nostri palinsesti televisivi?

All’apparenza nulla, ma noi abbiamo imparato che la lente dell’arte vede più in profondità dei nostri occhi e che l’estro e la creatività degli artisti, come le profezie degli oracoli, pre-vedono e vedono più lontano.

L’artista, grazie al titolo dell’opera, ci chiarisce almeno una parte dei suoi intenti: “Fish prêt-à-porter”, non “fish takeaway” o più banalmente “d’asporto”, quindi non qualcosa che trasporto, porto via, mangio per strada, ma cibo che alla lettera è “pronto da portare”, “pronto da indossare”, in un certo senso da esibire.

L'artista di questo numero di Smart Marketing, Katia Sardano.
L’artista di questo numero di Smart Marketing, Katia Sardano.

È qui, secondo chi scrive, che l’artista, al secolo Katia Sardano, classe 1995, pone la sua riflessione più lucida e la sua critica più acuta a tutto il sistema del cibo, non soltanto da strada: l’artista sembra volerci mettere in guardia dalle trappole ed insidie che una moda dilagante nasconde nelle sue pieghe più sottili.

Oggi la riscoperta del cibo naturale, fors’anche biologico, magari cucinato per strada, in maniera semplice, non deve ingannarci: il confezionamento industriale del cibo ha rappresentato, lo si voglia o no, uno dei traguardi più importanti dell’umanità. Pensiamo alle banalissime uova, certo comprarle dal contadino fresche di giornata e berle crude può avere il suo fascino, ma i pericoli, anche seri, per la nostra salute sono innumerevoli rispetto alle uova comprate al supermercato, che magari sono di galline allevate a terra, ma che presentano un codice alfanumerico che permette una sicura tracciabilità oltre ad aver subito il trattamento della pastorizzazione che ha eliminato il  batterio della salmonella, fra i più insidiosi per la nostra salute.

Ma allora, cosa dobbiamo concludere? Forse che il cibo di strada, biologico o naturale, è più pericoloso di quello industriale, confezionato e prodotto in serie? Non credo che sia questo l’intento della nostra artista, credo piuttosto che l’opera “Fish prêt-à-porter” sia un consiglio, un suggerimento, uno sprone a tutti noi ad andare più in profondità, a riflettere di più ed ad esercitare il nostro dubbio e senso critico; credo che l’opera della Sardano sia un esercizio di scetticismo, una palestra per reimparare a pensare. Ed è molto significativo che questa lezione di ginnastica mentale ci sia proposta da una artista di appena 22 anni che dimostra, ancora una volta, che nelle cose importanti della vita, come nell’arte, il mero dato biografico sia molte volte sopravalutato.

"Mazzo di fiori", 2017, collage fotografico
“Mazzo di fiori”, 2017, collage fotografico

Insomma, questa giovane paladina dell’arte contemporanea ci sta mettendo in guardia dal diventare tutti “fashion food victim”, perché mai come ora, nella nostra epoca complessa e caotica, siamo ciò che mangiamo.

Katia Sardano, di Andria. Si diploma nel 2014 al Liceo Artistico di Corato Federico II Stupor Mundi nell’indirizzo di oreficeria. Diverse le partecipazioni a stage ed esperienze lavorative. Nel 2014 comincia a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Bari, corso di studi in pittura. La sua arte matura attraverso vari stili pittorici per affermarsi, infine, nel concettuale. I suoi temi sono esistenziali e puntano a dar voce alla complessità del mondo contemporaneo. Sperimenta materiali e tecniche ricercando sempre una sorta di diafanità delle immagini. In ultimo si appassiona ai collage fotografici che le permettono di allargare ed approfondire la percezione visiva dei suoi elaborati, che acquisiscono nuovi sensi e significati.

" Scale dell'illusione" 2017, collage fotografico
” Scale dell’illusione” 2017, collage fotografico

 

Ultime mostre

2016

Mostra “Nikolart”, Sala Murat di Bari, a cura dell’Accademia di belle Arti di Bari.

Mostra per il concorso “Emilio Notte”, Ceglie di Messapica.

Mostra organizzata dal team Myhomegallery per il concorso ArtVerona

2016, Verona.

2017

Mostra “La pittura ovunque”, Accademia di Belle Arti di Mola di Bari.

Mostra “Nikolart”, Accademia di Belle Arti di Mola di Bari.

Mostra per il concorso “Emilio Notte”, Ceglie Messapica.

Premi

2015

Vincitrice del concorso “Vivere d’Arte” a cura di A. Del Guercio,

esposizione a Brera nella Chiesa di S. Carpoforo.

 

 

Per informazioni e per contattare l’artista Katia Sardano:
www.behance.net/kasartgallery
katiasardano@gmail.com
Ricordiamo ai nostri lettori ed agli artisti interessati che è possibile candidarsi alla selezione della seconda edizione di questa interessante iniziativa scrivendo alla nostra redazione: redazione@smarknews.it
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