Tutti ormai, e non solo gli esperti del settore, avranno sentito nominare la definizione “Generazione Z”, e tutti, almeno una volta, si saranno domandati incuriositi cosa, o meglio chi, indichi questo appellativo.

La generazione Z, il cui nome è stato scelto con un contest sponsorizzato nel 2012 dal quotidiano statunitense Usa Today, comprende i giovani digitali che vivono in un’epoca in cui Internet permea l’intera esistenza, nelle più svariate sfaccettature e attività quotidiane. Per alcuni sono i giovani nati tra il 1999 e il 2015, per altri tra il 1995 e il 2010, ma, poco importa la data se consideriamo che è la generazione che utilizza Internet sin dalla nascita, non lo ha visto entrare nella propria vita in un secondo momento come è accaduto ai Millennials, e che utilizza i social network come agenti fondamentali nei processi di socializzazione.

Secondo una ricerca dell’agenzia newyorkese di marketing, Sparks and Honey, svolta nel 2014, il 41% degli adolescenti spende più di 3 ore davanti al pc o utilizzando lo smartphone, rispetto al 22% del 2004, ed è una percentuale ben più alta rispetto alle ore di visione della televisione, un vero cambiamento epocale rispetto alla precedente generazione.
Alla luce di questi chiari dati, le aziende non posso certo sottovalutare la potenza del mondo virtuale, e, nella continua ed ossessiva ricerca di nuovi clienti, il marketing aziendale strizza ormai sempre più spesso l’occhio al nuovo mondo online in cui vivono i ragazzi, per rafforzare la brand awareness, e di conseguenza aumentare le vendite.

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Analizzando l’uso dei social network e delle app, appare chiaro che i giovani preferiscono una comunicazione visuale, che si evidenzia nella propensione a guardare video: l’80% degli adolescenti guarda abitualmente Youtube, che chiaramente diventa un mezzo per eccellenza da parte delle aziende per mettersi in contatto con i teenager. E’ una comunicazione sicuramente veloce, di impatto, che ben si addice alla frenesia della vita contemporanea. Nell’epoca della generazione abituata al multitasking tecnologico, cioè all’utilizzo di più dispositivi contemporaneamente, l’azienda deve saper essere presente su più fronti.

Se vi state chiedendo qual è il miglior modo di fare marketing oggi, potremmo rispondere con certezza che ciò avviene tramite lo sfruttamento dei social network, in particolare quelli che permettono una fruizione di contenuti video.

Youtube è lo strumento principe, utilizzato come una sorta di focus group da parte delle aziende. Se nel passato il focus group, metodologia di raccolta dati molto utilizzata per le ricerche di mercato, veniva svolto in presenza fisica, ora, all’insaputa dello spettatore, si realizza attraverso il Tubo, nella scelta dei video e degli Youtuber da seguire.

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Infatti, non si tratta più di un marketing che crea un messaggio pubblicitario, piuttosto di un marketing che sceglie gli influencer ai qual far pubblicizzare il proprio prodotto, o più semplicemente, ai quali chiede di mostrarne l’utilizzo nella loro vita quotidiana. Non è possibile ignorare che, per la generazione nata nel boom di Internet, siano gli youtuber, gli influencer e i blogger, le figure sulla cui popolarità le aziende stanno facendo leva, realizzando quello che viene definito “Influencer Marketing”.

A monte vi è un’attenta e puntuale analisi dei professionisti aziendali nella scelta dell’influencer più adatto alla propria brand reputation e corporate heritage, cioè ai valori che l’azienda vuol comunicare, vendere, e al target al quale punta. Gli influencer possono essere scelti tramite parametri vari, quali ad esempio la qualità dei contenuti, la reputazione o l’engagement sui social. Spesso vengono realizzate delle vere e proprie partnership, come ad esempio la relazione commerciale tra il noto brand Liu Jo e il canale per bambini/adolescenti “Me contro Te”, che si esplica in un accordo per cui l’azienda, con il proprio marchio, vende esclusivamente nei punti vendita monomarca e sul proprio sito internet il merchandising (scarpe, t-shirt, felpe) con il logo del canale youtube, che, nello specifico, sta letteralmente facendo impazzire i bambini, generando un boom di vendite. Già perché la generazione Z guarda video Youtube già dai primi anni di età, non si tratta più di una tecnologia digitale alla quale approcciarsi in un’età adolescenziale, i nativi digitali vivono con il web, che non è più solo un mezzo, ma elemento naturale presente nella vita.

Non meno importante risulta essere la comunicazione visuale attualmente creata tramite Instagram: è consuetudine, nelle cosiddette storie, far pubblicizzare i brand dagli influencer. Ultimamente proprio a riguardo è esploso un polverone di polemiche relativamente alla necessità di dichiarare esplicitamente i casi di “advertising” durante le storie stesse, per differenziare appunto il caso di pubblicizzazione dall’utilizzo personale di un prodotto.

La realtà che, dal 2016, sta letteralmente spopolando tra la Generazione Z è TikTok, un’app che permette la realizzazione di brevi video musicali, che nel 2018 ha registrato 75 milioni di utenti nel mondo. Chi si occupa di social media marketing non può certo non considerare questa nuova opportunità per realizzare strategie di web marketing. Molte company si stanno avvicinando con varie tecniche, ad esempio McDonald’s Malesia ha utilizzato l’app per organizzare delle sfide tra utenti, la squadra calcistica Inter ha realizzato un canale a proprio nome; sicuramente è una strada ancora da percorrere, che mostra forti potenzialità di sviluppo della creatività dei professionisti del settore.

L’attenzione del marketing alla comunicazione visuale veicolata tramite il web è un fenomeno che ha riguardato essenzialmente il mondo della moda e della cosmetica, ma che negli ultimi tempi si sta allargando anche ad altri settori. Ed è per questo motivo che il marketing aziendale non può ignorarlo, nonostante, al momento, la tipologia di pubblicità più utilizzata sia ancora quella definita tradizionale, cioè in tv. Non si può non valutare le nuove opportunità da cogliere che, se ben sfruttate, potrebbero creare un “oceano blu”, come definito da Chan Kim e Renée Mauborgne nel loro libro che, appunto, esplica consigli per realizzare strategie di marketing innovativo e alternativo.

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