La 60esima edizione dei “David di Donatello”: i verdetti

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Domenico Palattella (42)

David di DonatelloLa 60esima edizione dei “David di Donatello”, per intenderci l’equivalente per il cinema italiano del premio Oscar, insieme ai “Nastri d’argento”, si è tenuta per la prima volta nella sua storia, presso gli Studi de Paolis di Roma. Lunedì 18 aprile, la cerimonia di premiazione dei David, è iniziata di buon mattino, quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha accolto al Quirinale, tutti i candidati ai David di Donatello, esprimendo loro, tutta la propria ammirazione. Il Presidente ha evidenziato come il patrimonio cinematografico italiano non ha eguali al mondo, considerato il nostro glorioso passato, e il nostro presente, comunque, costellato di talenti importanti.LAPR0324

Il Presidente, ha inoltre consegnato i due David alla carriera, di questa edizione, che sono andati ai fratelli Paolo e Vittorio Taviani e a Gina Lollobrigida, che vinse proprio il David come miglior attrice protagonista, per il film “La donna più bella del mondo”, alla prima edizione del 1956. “Un’emozione indescrivibile, e un cerchio che si chiude”, ha commentato così l’ottantasettenne Gina Lollobrigida, alla consegna del premio alla carriera.

In serata si è svolta invece la premiazione per le assegnazioni ordinarie, quelle che si riferiscono alle uscite della stagione 2015/2016. Risalta subito all’occhio, scorgendo la rosa dei premi, lo chiamavano jeeg robotcome la serata sia stata letteralmente dominata da tre film, che in qualche maniera hanno un po’ monopolizzato l’opinione dei critici. Spicca “Lo chiamavano Jeeg Robot”, opera prima di Gabriele Mainetti, che a fronte di ben 16 candidature si aggiudica 7 statuette: miglior attrice e attore protagonisti (Ilenia Pastorelli e Claudio Santamaria), attrice e attore non protagonisti (Antonia Truppo e Luca Marinelli), miglior produttore Gabriele Mainetti che vince anche miglior regia esordiente, miglior montaggio a Andrea Maguolo.

A seguire troviamo “Il racconto dei racconti”, fantasy favolistico di Matteo Garrone, che si aggiudica 6 statuette, tra cui quella prestigiosa della miglior regia, per lo stesso Garrone. Curiosamente, le altre 5 statuette sono state tutte assegnate nelle categorie cosiddette “tecniche”: scenografia, costumi, trucco, perfetti sconosciutiacconciatore ed effetti speciali. Due David, invece, per “Perfetti sconosciuti”, che però vince il premio più prestigioso, quello come miglior film dell’anno, ed anche quello per la miglior sceneggiatura. Permettetemi di dire, come mai premio sia stato più meritato di quest’ultimo: sceneggiatura davvero da Premio Oscar. Chissà che a febbraio prossimo non avremo una piacevole sorpresa dall’altra parte dell’Oceano?

E gli altri? Briciole, certo, ma briciole d’oro: miglior musicista e miglior canzone originale David Lang per “Youth”; miglior fonico di presa diretta Angelo Bonanni per “Non perfetti sconosciutiessere cattivo”; David giovani per Giuseppe Tornatore con “La corrispondenza”. E nelle categorie riservate al cinema straniero non sono mancate sorprese. “Il ponte delle spie”, di Steven Spielberg, batte a sorpresa “Il caso Spotlight”, fresco di premio Oscar, nella categoria miglior film straniero; mentre il premio nella categoria miglior film dell’Unione Europea se lo aggiudica “Il figlio di Saul”, di Laszlo Nemes. Non sono mancate dunque, sorprese, alla 60esima edizione dei David di Donatello, ma ciò non deve meravigliare: la storia del David è costellata di premi inaspettati e di tanti aneddoti curiosi di 60 anni di cinema italiano, dallo splendore degli anni d’oro, fino alla regressione culturale degli anni ’90, e alla ripresa degli ultimi anni. Sempre nel segno di quella grande Arte dell’incanto e dei sogni , quale è il Cinema.

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