I costumi dei film italiani più apprezzati del momento portano tutti la sua firma. La sua professionalità è motivo di orgoglio per il nostro paese, un artista che permette di tenere alto il nostro nome in tutto il mondo. Parliamo del costumista Massimo Cantini Parrini, reduce dal David di Donatello per “Pinocchio” e il Nastro d’Argento per “Favolacce” e “Pinocchio”. La sua arte, la sua creatività ed il suo talento partono da lontano, dall’infanzia, e con tanto studio e accesa passione, arrivano a raggiungere importanti traguardi. In questo periodo così delicato per il cinema italiano, abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistarlo.

Foto di Paolo Galletta
Foto di Paolo Galletta

Come è nata la sua passione, che le ha permesso di diventare oggi ciò che è, un professionista nel suo settore?

“La mia passione è nata con la frequentazione della sartoria dove lavorava mia nonna, così ho iniziato a scoprire vecchi abiti presenti in casa e ho iniziato a chiedere il motivo per cui li avessero conservati. Il fascino per il costume è iniziato da qui, nel momento in cui scovavo un abito, ne chiedevo sempre la storia, così, attraverso i racconti, ho conosciuto tutto quel mondo pieno di magia. In seguito ho deciso di proseguire i miei studi con l’Istituto d’Arte a Firenze, il Polimoda, il Centro sperimentale, concentrandomi soprattutto sulla storia del costume, che è diventato il centro del mio mestiere.”

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La pandemia è stato un fortissimo shock che ha interessato tutti gli aspetti della nostra vita e il mondo del lavoro è certamente tra questi. Dal telelavoro allo smart working, passando per il south working, vedremo come sta velocemente cambiando il concetto di lavoro.

Nella sua vita c’è stata una particolare fonte d’ispirazione o un professionista che l’abbia ispirata o guidata in questo percorso?

“Ci sono stati i miei maestri: la prima è stata Cristina Giorgetti, grandissima storica del costume, che ho incontrato al Polimoda ed è stata la prima volta che incontravo qualcuno con cui poter parlare della mia passione e con lei ho potuto trascorrere giornate intere a parlare di costume; in seguito c’è stato l’incontro con Piero Tosi al Centro sperimentale di Cinematografia, che è stato il mio maestro a tutti gli effetti e sono rimasto con lui per venticinque anni, fino alla sua morte lo scorso anno, e con lui si è instaurato un rapporto che è andato al di là dello studio, è diventato amicizia; poi c’è stata Gabriella Pescucci, di cui sono stato assistente per dieci anni e con lei ho potuto mettere in pratica tutti gli insegnamenti ricevuti sia da Cristina Giorgetti, che da Piero Tosi.”

Foto di Greta De Lazzaris
Foto di Greta De Lazzaris

E’ di pochi giorni fa la notizia che è diventato un membro dell’Academy Awards, quindi, il suo talento, il suo percorso e i numerosi premi le hanno permesso di raggiungere questo ambito riconoscimento, immagino che per arrivare a questi alti livelli, credo che debba dedicare al suo lavoro tanto tempo.

“È la passione che ti spinge a dare sempre il meglio; i premi sono un bellissimo riconoscimento, ma non lavoro per raggiungere questi obiettivi. Solo l’amore per il mio mestiere mi spinge a pretendere sempre tanto da me stesso e quando viene riconosciuto non solo dagli addetti ai lavori è una felicità immensa, vuol dire che il mio messaggio è universale.”

Durante questo periodo difficile che tutto il mondo sta attraversando sotto tanti punti di vista e in particolare anche nel mondo del lavoro e soprattutto in Italia nel mondo del cinema, come continua a svolgere il suo lavoro, come affronta le difficoltà del momento?

“Nel nostro mestiere si lavora anche tre, quattro, cinque mesi di fila e poi può capitare di stare fermi per altrettanti mesi. Può succedere, però questa volta nasceva da un motivo molto diverso. Il lockdown è stato per me anche occasione di riflessione e di studio. Adesso stiamo lavorando nuovamente, con tutte le precauzioni necessarie.”

Foto di Greta De Lazzaris
Foto di Greta De Lazzaris

Cosa pensa della situazione generale del cinema in Italia, cosa si augura che possa accadere nel mondo del cinema nel nostro paese?

“Io credo che il mondo del cinema già da prima non navigasse in buone acque, il covid poi ha accentuato questa sorta di tragedia, quindi mi auguro che tutto torni meglio di prima.”

In quale prossimo film vedremo le sue creazioni?

“Al momento ci sono dei lavori, di cui, però, per contratto non posso parlare, quindi presto ci saranno delle novità.”

Quando inizia il suo processo creativo, quando comincia a ideare e disegnare un abito, inizia dalla sceneggiatura, dalla storia, dalla personalità del personaggio, qual è il punto di partenza? Delinea anche il tratto psicologico del personaggio che lo indurrà poi ad indossare quell’abito?

“Nel mio lavoro inizia tutto dalla sceneggiatura. Quando veniamo contattati per un film, da un regista o da una produzione, la prima cosa che chiedo è quella di leggere, leggere la storia che dovrò affrontare. La leggo generalmente tre volte, prima da spettatore poi da costumista. Tradurre il pensiero del regista per me è la cosa più difficile, come tracciare il profilo psicologico dei personaggi attraverso il costume. Appena si accende la lampadina parte tutto. L’idea è il mio motore.”

Foto di Greta De Lazzaris
Foto di Greta De Lazzaris

In questo periodo così difficile, in cui il mondo del lavoro e del cinema devono affrontare inedite ed ardue sfide, leggere le parole di un artista che, con cuore ed impegno, porta avanti il suo lavoro e lo fa anche toccando alte vette, è sicuramente una scintilla che possiamo utilizzare quando guardiamo al momento attuale con preoccupazione, perché anche la peggiore delle crisi può rivelarsi un momento di grande cambiamento.

Foto di Pamela Gori
Foto di Pamela Gori

Massimo Cantini Parrini

Nato a Firenze, da bambino subisce il fascino del costume grazie alla nonna, sarta fiorentina. Consegue il diploma di Perito di costume e moda presso l’Istituto d’Arte di Firenze, prosegue gli studi al Polimoda per poi conseguire la laurea in Cultura e Stilismo della Moda presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze; frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, dove diventa allievo del costumista Piero Tosi. Entra poi nella Sartoria Tirelli come assistente costumista e accanto alla costumista premio Oscar Gabriella Pescucci, collabora per grandi produzioni quali “Sogno di una notte di mezza estate” e “La fabbrica di cioccolato”.

Premi Massimo Cantini Parrini:

European Film Awards per i Migliori costumi per “Dogman”;

David di Donatello per “Il Racconto dei Racconti”, “Indivisibili”, “Riccardo va all’inferno” e “Pinocchio”;

Nastro d’Argento per “Il Racconto dei Racconti”, “Indivisibili”, “Pinocchio” e “Favolacce”;

Ciak d’Oro per “Il Racconto dei Racconti” e “Indivisibili”;

Numerosi altri premi nazionali ed internazionali.

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