La crisi pandemica del Covid-19 ha riportato alla ribalta, fra gli altri temi, anche quello dell’istruzione, che nel nostro Paese, come nel resto del mondo, fra restrizioni alle libertà individuali, lockdown e coprifuoco vari, si è dovuta reinventare smart e digitale da un giorno all’altro. Questa autentica rivoluzione non è stata uguale in ogni parte del mondo, di più hanno sofferto le regioni più arretrate, come è ovvio, ma anche vaste are geografiche ed intere nazioni che scontano e pagano a caro prezzo il gap del digital divide.

In Italia, ad esempio, c’è una forte disparità fra le regioni del nord e quelle del sud che, grossomodo, da una parte rispecchia la carta geografica della cablatura a fibra ottica di ultima generazione e dall’altra la diffusione di apparecchiature informatiche.

La spesso evocata D.A.D., la didattica a distanza, se da un lato ha consentito alla grande maggioranza degli studenti italiani, ma non a tutti, di non perdere un intero anno scolastico, dall’altra ha pure mostrato l’incapacità di buona parte del nostro corpo docente (fra i più vecchi d’Europa secondo l’Istat), di utilizzare al meglio le nuove tecnologie. Le lezioni online sono state meglio di niente, ma erano molto lontane dall’essere efficaci, facilmente fruibili e davvero per tutti.immagine2

È in quest’ottica che si è fatta sempre più preponderante l’importanza dell’apprendimento e della didattica con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. Ma se queste tecnologie sembrano una conquista recente, in realtà non è così, perché i primi esperimenti per l’apprendimento automatico risalgono addirittura a cento anni fa, agli anni ’20 del secolo scorso. Questa è la prima sorpresa che emerge dall’ascolto del 10° episodio del podcast “Alla scoperta dell’Intelligenza Artificiale”, ideato e promosso dall’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA) e Radio IT (il primo podcast network italiano sull’information tecnology).

A dialogare con il giornalista di Radio IT Igor Principe c’è infatti una delle più grandi esperte italiane sull’argomento, Cristina Pozzi, CEO e cofondatrice di Impactscool e Young Global Leader del World Economic Forum (2019-2024).

È proprio Cristina Pozzi a raccontarci che furono gli esperimenti dello psicologo Sidney L. Pressey, a metà degli anni ’20 del secolo scorso, a rappresentare i primi tentativi di “automatizzare il processo educativo”, Pressey ideò la Teaching machine, una macchina automatica che presentava un certo numero di domande a risposta multipla; lo studente poteva andare avanti rispondendo correttamente ad ogni domanda, dimostrando in tal modo la comprensione dell’argomento. In seguito fu il noto psicologo comportamentista Burrhus Frederic Skinner, che, partendo dagli studi di Pressey, perfezionò un altro tipo di macchina per l’insegnamento, che sfruttava le sue teorie del “rinforzo positivo”, che chiamò GLIDER.

La protagonista del 10° podcast, Cristina Pozzi, CEO e cofondatrice di Impactscool e Young Global Leader del World Economic Forum (2019-2024).
La protagonista del 10° podcast, Cristina Pozzi, CEO e cofondatrice di Impactscool e Young Global Leader del World Economic Forum (2019-2024).

Oggi, l’evoluzione delle intelligenze artificiali ha portato alla creazione di chatbot sempre più evoluti che possono “integrare”, ma non sostituire, il lavoro degli insegnanti in carne ed ossa. Un esempio di questo tipo di chatbot che operano in ambiti di insegnamento molto specifici è il noto Duolingo, che permette di imparare le lingue. Nato nel 2011, questo chatbot è molto evoluto e performante e permette agli utenti di imparare una nuova lingua anche più velocemente che partecipando ad un corso normale. Presenta tuttavia ancora diverse lacune sul piano della conversazione: gli studenti alla lunga si annoiano ed abbandonano perché questo sistema non riesce a sostenere una conversazione in lingua soddisfacente.

Secondo Cristina Pozzi, la strada giusta che l’Intelligenza Artificiale deve perseguire è quella dell’integrazione con gli insegnanti umani, liberando questi ultimi dai lavori noiosi e ripetitivi, come la correzione dei test e dei compiti scolastici, e lasciando loro tutti quegli ambiti più prettamente “umani” come l’interazione, la conversazione e la costruzione di un rapporto di empatia con gli studenti.

Conoscere tutte quelle tecnologie e algoritmi dell’I.A., già oggi disponibili, rappresenta però una grande opportunità per far fare alla formazione ed alla didattica un significativo passo in avanti verso il futuro, ma può aiutarci anche oggi, nel nostro presente, nel quale la pandemia ha costretto da una parte molti studenti a rinunciare all’interazione con gli insegnanti in carne ed ossa, e dall’altra molti insegnanti a doversi reinventare in una modalità più smart e diversificata.

Se volete saperne di più su questo cruciale argomento, che interessa davvero tutti, non vi resta che infilare le cuffie ed ascoltarvi questo interessatissimo 10° episodio del podcast di “Alla scoperta dell’Intelligenza Artificiale”, che da diversi mesi ci sta accompagnando in questo nuovo mondo pieno di opportunità.

 

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