Davanti al camino acceso e scoppiettante, le calze appese, l’albero scintillante, fuori dalla finestra qualche fiocco di neve, al centro della sala una tavola imbandita con solo quattro posti, un tablet in modalità video chiamata per tenere tutti più vicini nonostante la distanza. Fu questo il Natale passato quando, in piena pandemia, abbracci e sorrisi furono messi da parte, nessuna veglia natalizia dato il coprifuoco, nella speranza di un Natale 2021 differente.

Forse quest’anno a tavola potremo starci un po’ di più, forse la videochiamata sarà solo per metterci in contatto con i parenti all’estero mentre tra le regioni potremo viaggiare, forse potremo aspettare la mezza notte, forse potremo brindare ad un anno nuovo con più gioia e speranza…forse potremo sognare un Natale futuro dove la normalità non sarà celare i sorrisi dietro la mascherina, darsi i pugni invece delle strette di mano o vivere la quotidianità solo attraverso un PASS.

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Che Natale sarà? Senza fare giri di parole, sarà un Natale “nuovo”. Nuovo perché, dopo due anni di pandemia, siamo noi ad essere persone nuove. Persone con nuovi bisogni, nuovi desideri e nuovi pensieri.

Forse… forse… forse… è solo un incubo dal quale vogliamo essere risvegliati.

Il camino è sempre acceso e scoppiettante, le calze appese e l’albero scintillante, fuori dalla finestra qualche fiocco di neve. Per chi è abituato a viaggiare con la fantasia, non vi è confine, volare con la mente, quello ancora non lo si può fermare; mi è bastato chiudere gli occhi per qualche minuto scivolando in un sonno profondo per rivivere Dickens e il suo canto di Natale tra passato, presente e futuro.

Scrooge si risveglia nel suo letto, scoprendo che è di nuovo mattina, affacciandosi alla finestra, chiede a un ragazzo di passaggio che giorno sia ed esso risponde che è Natale

È Natale, sì, è il giorno della nascita… la nascita di un NOI più sicuri, più forti, più evoluti, un po’ cresciuti, con un bagaglio di esperienza fatto di paura e di coraggio, che ci permetterà di guardare al futuro che verrà con gli occhi lucidi di chi ha trascorso il passato che c’è stato, inaridendosi giorno dopo giorno al pensiero di sentirsi sempre meno libero e con la paura di vivere a tratti nuove regole, nuove chiusure, nuove strette.

Ho nelle mani Dickens e il suo canto di Natale davanti al camino acceso e scoppiettante e mi accorgo di aver sognato tutto trasportata dalle pagine avvincenti, riportandole ai giorni di oggi come se il mio Natale passato, presente e futuro fosse, invece, una prova da dover superare. E invece  no, non l’ho immaginato, lo abbiamo vissuto, lo stiamo vivendo lo continueremo a vivere, ma soltanto NOI potremo rendere il nostro canto di Natale autentico, ricavandone una lezione di vita che ci porteremo dietro per sempre, perché è inutile dire che questo periodo non ci ha segnati. Ciascuno in modo diverso ha superato delle prove, ha rivisto i suoi fantasmi, ha sconfitto le sue paure. Solo dopo una tempesta esce il sereno e quell’arcobaleno colorato non può che non essere un grido di speranza.

D’altronde è questo lo spirito del Natale anche se in Pandemia, purché non se ne perda la magia!

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