Il lavoro? Un gioco per ragazzi!

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Ivan Zorico (120)

 

Dopo la grande crisi del 2008, non c’è giorno che non sentiamo parlare di possibilità di ripresa, di segnali di miglioramento dell’economia e di stime di crescita. Poi però, dall’altro lato, si continuano a leggere i dati riguardanti i tassi di disoccupazione che ci riportano in una condizione decisamente più tangibile ossia quella in cui, la ripresa, se davvero c’è,   stenta a generare i suoi effetti. E questo è tanto più vero se pensiamo ai dati riferiti alla sola disoccupazione giovanile che, per intenderci, interessa la fascia d’etNativi digitalià che va dai 15 ai 24 anni. Infatti, secondo l’ultima rilevazione diffusa dall’ISTAT, tale quota è pari al 42,9%. Fuori dalla statistica ed entrando a gamba tesa nella vita reale, possiamo quindi affermare che circa un ragazzo su due non lavora (e, in alcune zone d’Italia, questa percentuale aumenta di gran lunga). Il che significa che un ragazzo su due non produce, e se non produce non riceve reddito a fine mese, e non ricevendo reddito a fine mese limiterà i suoi consumi, e se non consumando anche chi dovrà allocare dei prodotti/servizi entrerà in sofferenza. Più semplicemente la domanda interna rallenta e, di conseguenza, tutto il Sistema Paese (ossia, noi tutti) ne risente e lo stato di crisi se non si aggrava, sicuramente non migliora.
Ma questo articolo non vuole essere un bollettino delle negatività . Non vi sto parlando di questi dati per avvilirvi ancora di più. Bensì questo pezzo assumerà, nelle prossime righe, le sembianze di una proposta concreta per cercare di invertire quel dato ostile e trasmettere un po’ di sana voglia di riscatto.
Se ci pensiamo bene, i giovani tra i 15 e i 24 anni rientrano a pieno titolo in quella che viene definita la generazione dei nativi digitali ; una generazione nata all’interno della rivoluzione tecnologia, determinata dalla diffusione di internet e dall’esplosione delle tecnologie informatiche. Parlo di ragazze e ragazzi che hanno dimestichezza con tutti quei supporti tecnologici che fanno ormai parte della nostra vita e che, magari, hanno imparato ad usare ancor prima di saper leggere e scrivere. Ovviamente, non sto parlando di chi passa tutto il suo tempo sulle varie piattaforme social a postare foto di serate in discoteca o miriadi di selfie , ma di coloro i quali conoscono le potenzialità di questi mezzi enativi digitali 3 sanno utilizzarli per promuovere, ad esempio, i prodotti/servizi di una azienda. Già perché può sembrare retorico, ma molte delle piccole e medie aziende in Italia non hanno al loro interno personale in grado di comunicare bene all’esterno ciò che producono. E, peggio ancora, non c’è neanche la consapevolezza dell’enorme vantaggio competitivo e del ritorno economico che, il sapiente uso delle moderne tecnologie, potrebbe comportare. Avere un bel sito internet istituzionale interattivo e coinvolgente, capace di veicolare i messaggi dell’azienda e di creare un rapporto di fiducia e di relazione con i propri clienti è ugualmente importante che produrre beni e servizi di qualità. Prescindere dall’utilizzare i vari social network, non per propinare in ogni istante i vari prodotti, ma per fidelizzare la propria utenza e per capirne i bisogni, non è più ammissibile. Insomma, la mia idea per fare ripartire l’Italia sta tutta qui: promuovere l’assunzione di giovani lavoratori in grado di far sviluppare il business delle piccole e medie imprese, vero scheletro della nostra economia. Ma non è proprio così semplice. Perché, purtroppo, in molti casi non c’è ancora la mentalità giusta e la capacità imprenditoriale di guardare in prospettiva. Per cui il secondo messaggio per far ripartire l’Italia e per far scendere quell’incredibile tasso di disoccupazione giovanile, è rivolto proprio a quei ragazzi che magari, demotivati da svariati tentativi (andati male) nella ricerca di un posto di lavoro, smettono nativi digitali 2di provarci e cedono all’inattività. Il lavoro non si trova solo rispondendo agli annunci di lavoro, ma magari cercando di creare un’iniziativa capace di testimoniare le proprie abilità. E questo ha senso per tre ragioni. La prima, investirete tutte le vostre energie in quello che volete fare mettendo in pratica le vostre conoscenze e sperimentando sul campo le vostre idee. La seconda, dimostrerete al vostro potenziale datore di lavoro che siete capaci di lavorare per obiettivi e di realizzare i progetti che vi affiderà. La terza, potrà capitare che sarete stati talmente bravi nel realizzare una vostra intuizione, da diventare voi stessi dei possibili datori di lavoro. Insomma, come disse una volta un tale, stay hungry stay foolish.

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