Una storie come tante

Roberta si sente fortunata. Solo una settimana dopo la fine del suo ultimo stage è stata contattata per un’application che aveva fatto due mesi prima!

Vive a Napoli ma la job position è a Roma. Non ci pensa due volte, compra il biglietto e va a fare il colloquio di persona anche se le era stato proposto di farlo online. Lo fa perché vuole vedere l’azienda che potrebbe assumerla, vuole stringere la mano di chi l’ha contattata, scoprire che aspetto ha e forse vorrebbe addirittura abbracciarla, ma ovviamente tiene per sé quel senso di gratitudine.
Compra un vestito che rispetti il dress code e tre giorni dopo è sul treno che la porterà a destinazione.    

Quando arriva le danno un cartellino, c’è scritto “ospite”, ma lei si sente già a suo agio.
Il colloquio è una chiacchierata formale, ma piacevole. Stranamente non le si colora il petto di macchie rosse come succedeva sempre durante gli esami. Ormai è cresciuta, sa gestire meglio le emozioni.
Quello che non sa fare è interpretare le parole del suo recruiter.
Avrà fatto una buona impressione? La richiameranno? Non ne ha idea, ma ha così paura di perdere un’opportunità che ora vale più di ogni altra cosa, che istintivamente pensa al peggio.
Come chi si prepara alla difesa ancora prima di commettere il reato, inizia a pensare dove ha sbagliato e cosa avrebbe potuto dire che non ha detto.
In ogni caso non si perde d’animo e sul treno del ritorno già dà un’occhiata alle prossime candidature!           

Chiude un attimo gli occhi per riposarsi, squilla il telefono. È l’HR che le ha fatto il colloquio, dice che è molto colpita dalle sue motivazioni e dalle sue skills, poi aggiunge: “è ancora interessata alla posizione?”.
Roberta non ricorda l’ultima volta che è stata così felice.
È il 24 febbraio 2020 quando inizia lo stage a cui sarebbe seguito, con buone probabilità, il contratto di apprendistato. È il 19 Aprile, due mesi dopo, quando tutto s’interrompe.
Non ci sono abbastanza progetti da assegnarle e, nonostante la valutazione sia positiva, Roberta perde la migliore occasione che le sia capitata da quando, un anno prima, si è laureata.

Gli effetti del Covid sul recruiting

Del resto, chi non ha perso niente durante il Coronavirus!
La storia di Roberta è solo una delle tante, neanche la peggiore se comparata a quella di molte altre.
Il bello, perché un aspetto positivo c’è sempre, è che questa pandemia, da una parte ha tolto e dall’altra ha dato opportunità.

La digitalizzazione è l’esempio più emblematico. Da mesi non si parla d’altro che di smart working e di piattaforme digitali per riunirsi a distanza e automatizzare i processi.
Che cosa significa questo per chi cerca lavoro? La possibilità di trovarlo in maniera alternativa, più smart e forse anche più meritocratica.

Cerca, cerca e non si trova… 

Quando un interessato si candida a un’offerta di lavoro, si sa, deve saltare molti ostacoli.
A volte deve essere più bravo del cavallo da corsa su cui tutti scommettono, perché è davvero dura superarli tutti.
Il primo sono i suoi rivali. Deve riuscire a candidarsi almeno tra i primi cento, ma in molti casi ci si ferma anche prima. E non ci vogliono giorni perché il numero di application arrivi a due o tre cifre, bastano poche ore.
Il secondo ostacolo sono i software di selezione (ATS). Se nel curriculum non c’è un numero sufficiente di parole in linea con posizione per cui ci si candida, questi arguti quanto limitati tools lo eliminano in pochi secondi.

Quando i primi due sono superati, ecco che arriva il terzo: il colloquio.

Qui, quando ci si è preparati a tutte le possibili domande e ci si è vestiti nel modo adeguato (in certi casi è sbagliato anche vestirsi troppo eleganti, quindi attenzione a cosa diamo per scontato), bisogna piacere a un perfetto sconosciuto.
Possiamo essere bravi, motivati e avere tutte le competenze richieste, ma riusciremo a comunicarle nel modo giusto? Sapremo parlare senza far trapelare la nostra ansia? Saremo all’altezza delle aspettative di quella persona (o al massimo due) che ci esamineranno?

Scopri il nuovo numero: Just Working

La pandemia è stato un fortissimo shock che ha interessato tutti gli aspetti della nostra vita e il mondo del lavoro è certamente tra questi. Dal telelavoro allo smart working, passando per il south working, vedremo come sta velocemente cambiando il concetto di lavoro.

Benvenuto Digital Recruiting

È chiaro che il processo di recruiting è come un terno al lotto, una partita in cui bisogna essere tanto bravi quanto fortunati.
Come il Coronavirus lo sta cambiando? Trasformandolo in digital.
Le piattaforme di Digital Recruting esistono da anni, ma è solo negli ultimi tempi che in Italia gli HR ne fanno un uso più consistente.
Sono innovativi, rapidi nella selezione e meritocratici!

Le piattaforme del recruiting 2.0

Ad esempio Just Knock, ha introdotto il concetto di talento al posto del background professionale. Con questa piattaforma ci si propone all’azienda, non inviando il curriculum, ma un’idea o un progetto online, attraverso un interessante iter di preparazione e candidatura. Insomma, è un ottimo strumento per valutare profili creativi.

Meritocracy invece offre la possibilità ai candidati di incontrare virtualmente le aziende, attraverso un tour digitale all’interno dei loro spazi di lavoro. Così, le aziende hanno la possibilità di presentare la propria realtà già a distanza, svolgendo un’efficace azione di attraction, i candidati di entrarci dentro per capire, già al primo step, se sono realmente interessati.

CVing è la prima piattaforma al mondo a permettere sia alle aziende di richiedere video colloqui ai candidati selezionati, sia a chi cerca lavoro di proporsi attraverso candidature spontanee.
Il funzionamento è semplice, il candidato riceve per email e sull’app la richiesta dell’azienda di sottoporsi alla Pending Interview e ha una settimana di tempo per inviarla.
Una volta aperto il colloquio, il candidato ha a disposizione, per ogni domanda, 30 secondi per prepararsi e 60 secondi per registrare la risposta.
CVing è dotato anche di un database interattivo per la gestione smart dei candidati tramite video on demand, punteggio individuale, post-it virtuali e risultati di test di personalità.

Poi c’è Pulse, la piattaforma integrata di Linkedin per la pubblicazione di contenuti, nata come blog, che viene spesso usata in modo alternativo per pubblicizzare offerte di lavoro.

Never give up

Sarà il Digital Recruiting la svolta per Roberta e per tutti gli idealisti, i tenaci e gli ambiziosi come lei?
Forse, non esiste un’unica strada per arrivare dove vogliamo.
Abbiamo infinite possibilità, alcune neanche le immaginiamo, ma non dobbiamo smetterle di cercarle.
La storia è piena di naufragi che hanno portato a mete incredibili.

Ti è piaciuto? Cosa ne pensi? Faccelo sapere nei commenti. Rispondiamo sempre.

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Mi presento, sono Roberta. Di me dico sempre che sono un'ambiziosa che cerca di non porsi molti limiti, un'idealista che tenta di superarli e una razionale che ama le cose concrete e fa di tutto per conquistare quelle a cui tiene davvero. Le mie più grandi passioni riguardano tutte le attività di comunicazione e digital marketing (DEM, landing page, blogging, social contents, etc). Scrivere per vendere è quello che vorrei fare per tutta la vita, trasformare beni o servizi in proposte di valore è la mia vision. Non ho compreso sin da subito chi volevo diventare, lo testimoniano le mie lauree in Lettere Moderne e in Scienze della Comunicazione, invece che in Marketing, ma non rinnego il mio background e sono assolutamente convinta che il mio futuro lo completerà nella maniera in cui desidero.

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