Quando ero studente al primo anno di psicologia all’Università ”La Sapienza” di Roma, partecipai, come “oggetto” sperimentale,  ad un interessante esperimento insieme ad altri 500 studenti del mio stesso corso: il professore di psicologia generale ci presentò una sorta di enorme scarabocchio e ci chiese di dare un punteggio che andava da un minimo di 1 ad un massimo di 5 per indicare il livello di allegria che tale scarabocchio suscitava in noi. Ci fu una media generale molto bassa. Dopo la prima valutazione, ci presentò un esperto critico di arte che ci spiegò che quello scarabocchio costituiva un’importante opera d’arte dal titolo “L’allegria di Kandiskij”, evidenziando come quelle immagini rappresentassero il momento di massima fioritura dell’artista. L’esperimento fu ripetuto e la media della sensazione di allegria percepita dall’opera si alzò vertiginosamente. Solo alla fine ci dissero che non esisteva alcuna “Allegria” di Kandiskij e che l’esperto di arte era solo un assistente del professore.

L'Ex medico britannico Andrew Wakefield.
L’Ex medico britannico Andrew Wakefield.

Cosa dimostrò questo esperimento? Evidenziò come la gente si lascia trasportare o meglio, suggestionare, fortemente da chi viene percepito come autorevole in un determinato campo e di come, una volta che la suggestione sia entrata nel nostro sistema percettivo, continui a far sentire la sua influenza, anche dopo che una notizia venga clamorosamente smentita. Infatti, nonostante tutti gli studenti avessero compreso che quello era davvero uno scarabocchio, la percezione di allegria di quell’immagine rimase impressa praticamente in tutti. Tale effetto venne definito dal professore “suggestione da leader o da autorità”. Tutto questo dimostra quanto possa essere pericolosa l’opinione, seppur infondata, di una persona che gode, in un certo campo, di una determinata autorevolezza. Un esempio eclatante lo abbiamo avuto negli ultimi anni quando un medico britannico, Andrew Wakefield, pur non essendo un Nobel, ma ritenuto autorevole nel suo campo, pubblicò un lavoro in cui si evidenziava la correlazione tra autismo e vaccini.

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Questo particolare momento necessita di una azione collettiva che vada oltre il semplice ottimismo che da solo non basta, anche se comunque aiuta. Solo insieme si può uscire da questa situazione.

Dopo che si scoprì che lo studio era stato alterato, e quindi infondato, chi lo aveva creduto affidabile ha continuato a crederlo tale nel tempo, effettuando anche scelte pericolose per la salute dei propri figli e dell’intera comunità (1). Una delle cause fu proprio quella suggestione da autorità descritta molto bene dall’esperimento di cui sopra e i cui affetti continuiamo a subire, purtroppo, ancora oggi. In epoca precedente lo stesso accadde quando un premio Nobel, Kary Mullis, in accordo con un noto professore di Biologia dell’università della California, Peter Duesberg, mise in discussione la correlazione tra lo sviluppo dell’AIDS e il Virus HIV (2). Anche in questa occasione, suggestionati da queste osservazioni prive di fondamento, molti fecero scelte ovviamente rischiose per la propria salute.

Kary B. Mullis è stato un biochimico statunitense, vincitore del Premio Nobel per la chimica nel 1993.
Kary B. Mullis è stato un biochimico statunitense, vincitore del Premio Nobel per la chimica nel 1993.

Ai tempi del coronavirus questo effetto di suggestione da autorità sta facendo sentire tutta la sua forza e lo stiamo osservando nelle affermazioni di scienziati autorevoli, o un tempo tali, che si lasciano andare ad affermazione sconcertanti che gettano scompiglio tra colleghi e, soprattutto, tra gli osservatori, creando un danno altrettanto grave quanto quello degli “scienziati” su descritti. In un’epoca in cui il sentimento di persecuzione e le dinamiche paranoiche stanno emergendo con tutta la loro forza, le notizie legate alla costruzione del virus in laboratorio non fanno altro che far aumentare la confusione, la paura e, soprattutto, non solo vanno ad alimentare la paranoia collettiva, ma danno anche manforte a chi delle tesi complottistiche ne sta facendo, oggi, una ragione di vita. E’ il caso dell’affermazione del Nobel per la medicina Luc Montagnier che ha espresso l’opinione, non basata sui fatti e smentita da studi autorevoli, che il virus sia la conseguenza di una manipolazione di laboratorio. Non entriamo nel merito dell’aspetto tecnico della questione già affrontata da altri colleghi (3), ma evidenziamo come gli stessi scienziati, soprattutto se Nobel, autori di affermazioni così pericolose ma, nello stesso tempo infondate, non si curino affatto della confusione collettiva; sembra infatti che siano loro stessi vittime di una dinamica psicologica dettata da un eccesso di sicurezza nelle proprie capacità, sicurezza che li induce ad una perdita di controllo sulle loro stesse idee.

Perché uno scienziato si fa portatore di idee infondate e le sostiene ad ogni costo?

Eppure questi ultimi, se hanno raggiunto determinati livelli, sono ben consapevoli di come funzioni la ricerca scientifica e di come le affermazioni necessitino di basi solide per poter essere sostenute. Escludendo la frode e l’interesse economico, è possibile ipotizzare che proprio il livello di autorevolezza raggiunto possa scatenare, in alcuni, una reazione di onnipotenza in grado di far percepire se stessi e le proprie capacità in modo alterato. Il sentimento di onnipotenza che può svilupparsi in alcuni Nobel può assumere connotazioni simil-deliranti: essi potrebbero percepire se stessi come portatori di verità che non possono essere messe in discussione, fino al punto da “innamorarsi” delle proprie idee e di portarle avanti ad ogni costo, in barba al metodo, alle critiche e al fatto che esse non trovino riscontro nella realtà dei fatti. Come direbbero alcuni filosofi: ”Se i fatti non si accordano con la teoria, tanto peggio per i fatti“.

Luc Montagnier (classe 1932) è un medico, biologo e virologo francese, Premio Nobel per la medicina 2008.
Luc Montagnier (classe 1932) è un medico, biologo e virologo francese, Premio Nobel per la medicina 2008.

E questo vale per alcuni Nobel. Lo scienziato che si innamora di una sua teoria senza fondamento ha, per chi lo ascolta, soprattutto il sostegno del suo curriculum, in modo particolare se si tratta di un Nobel, e dell’idea collettiva che un Nobel lo è per sempre, senza che abbia la possibilità di sbagliarsi. Numerosi sono i premi Nobel che, ad un certo punto della loro carriera, si sono occupati di argomenti verso i quali non avevano mai avuto competenza, eppure li hanno trattati con la stessa capacità con la quale un umanista, pur non avendo mai studiato matematica, si cimenterebbe in questioni di meccanica quantistica o ingegneria nucleare (4). Ma essendo autorevole, l’ex scienziato, se è in preda ad un vero e proprio meccanismo psicologico di onnipotenza, non ha alcun timore di affrontare i temi in modo scorretto. L’alterata percezione delle proprie capacità, dettata da questa dinamica psicologica, non gli consentirebbe di accorgersi del proprio errore. Ed è proprio il suo rifiuto verso le critiche mosse dagli altri colleghi a far comprendere la possibilità che possa essere nata in lui, nel corso del tempo, una dimensione narcisistica.  Una dimensione che può essere espressa in questi termini: “Io sono un Nobel e quindi posso dire ciò che voglio, se non ci credete, peggio per voi!” Quando ci si trova davanti ad una reazione psicologica del genere, lo stesso scienziato, che da quel momento ha smesso di esserlo, potrebbe provare un enorme disagio ad abbandonare la propria teoria poiché, anche nel suo caso, metterebbe in discussione il suo mondo interiore fatto, soprattutto, da un’idea grandiosa di se stesso, che non può più abbandonare. Pena una perdita del suo stesso Ego divenuto, nel tempo, ipertrofico! Ammettere di aver commesso un errore, lo porterebbe a vivere un sentimento di angoscia e a dover fare i conti con una triste realtà: “Sono umano e fallibile come gli altri!” Una riscoperta che per un possibile narcisista risulterebbe frustrante, se non devastante.

Provate ad immaginare come ben si sposi il sentimento di onnipotenza sviluppato e l’effetto della suggestione da autorità su descritto: esso diventa un processo relazionale potente, grazie al quale un’idea, seppur completamente infondata, diventa apparentemente vera e virale nello stesso tempo. Un’idea che, al pari di un virus, appare difficile da debellare, poiché, una volta entrata nella percezione collettiva, non potrà più essere contenuta.  La teoria apparentemente autorevole trova terreno fertile in chi è suggestionato dall’autorità di chi l’ha espressa, condividendola così, soprattutto sui social, in modo acritico, basandosi solo sulla forza del principio di autorità, senza possibilità di smentita.

La scienza, tuttavia, è costituita da un metodo condiviso: se si lavora al di fuori di questo, si smette di essere uno scienziato, anche se si è un premio Nobel. Quest’ultimo infatti non garantisce affatto di non essere vittima di reazioni psicologiche narcisistiche e di onnipotenza.

Note

1) AA.VV., Vaccini complotti e pseudoscienza. Tra fobia, disinformazione e consapevolezza, C1V Edizioni, 2015.

2) Peter DuesbergAIDS Il virus inventato, Milano, Baldini & Castoldi, 1998.

3) si veda la rivista Query on line del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze.

4) nel testo di Silvano Fuso, Strafalcioni da Nobel. Storie dei vincitori del più prestigioso premio del mondo… e delle loro più solenni cantonate, Roma, Carocci, 2018, si descrivono i clamorosi errori e certe assurde posizioni dei premi Nobel nella storia della scienza.

 

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