Si è conclusa la seconda edizione dell’Étranger Film Festival di Gioia del Colle (BA), il festival che unisce cinema, letteratura ed arti visive, affrontando il tema della diversità. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Étranger, in collaborazione con il Presidio del Libro di Gioia del Colle, che ha curato le sezioni letteratura ed arti visive.

10460892_343446365804279_9063965673951085311_oOltre alle numerose proiezioni di corti e lungometraggi, momenti importanti di questa edizione sono stati sicuramente la mostra fotografica “Ti racconto una storia” di Roberto Pedron, fotoreporter di International Web Post, che raccoglieva fotografie dei luoghi della sfruttamento, dei conflitti e della povertà, visti attraverso gli occhi di un bambino; il momento dedicato all’attore Paolo Panaro, che ha letto “Gli zii di Sicilia” di Leonardo Sciascia, opera sull’emigrazione italiana in America e l’evento speciale che ha chiuso il festival, la proiezione del film ”Indivisibili” e l’incontro con il suo regista Edoardo De Angelis.

Tra le opere in concorso, i vincitori dei tre premi sono stati:

Premio Étranger Studenti 2017, assegnato a “CHOCOLATE WIND”, regia di Ilia Antonenko;

Premio Le Barisien 2017, assegnato a “POLIS NEA”, regia di Pierluigi Ferrandini;

Premio Étranger 2017 assegnato a “ALBA” regia di Ana Cristina Barragán.

In occasione dell’ultima serata dell’evento, abbiamo incontrato uno degli organizzatori, Giuseppe Procino, che si è occupato della direzione artistica del festival e gli abbiamo rivolto qualche domanda:

  • Innanzitutto, quali sono le motivazioni della nascita di questo festival?

“Il Festival nasce dall’esigenza di voler raccontare attraverso l’audiovisivo il mondo che ci circonda con i suoi colori ed i suoi contrasti. Non è solo un festival sulla diversità; è un festival sulla ricerca dell’umano, sulla comprensione oppure di contrappunto sull’alienazione che genera l’incomprensione, sulla necessità del tornare a guardarci negli occhi, sulla necessità dell’impegnarci nell’ascolto dell’altro (senza etichettarlo con le sue scelte, le sue origini, la sua natura). Un festival sull’assurdità del vivere e l’indifferenza del mondo. Ritenevamo  4 anni fa che fosse un obbligo dover parlare della bellezza della scoperta, la bellezza della differenza che ci fa capire che tutte le nostre esistenze sono, a loro modo, uniche ma che allo stesso tempo nessuno è realmente solo. Il bene e soprattutto il male, perché è conoscendo il male che impariamo a combatterlo.”

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  • Mostre fotografiche, cortometraggi, reading con gli studenti. Come si sono inseriti cinema, letteratura ed arti visive all’interno della cittadina di Gioia del Colle, qual è stata la risposta dei cittadini e anche dei “non cittadini”?

“Gioia del Colle e non solo ha risposto in maniera eccelsa, la mostra di Pedron è stata visitatissima, gli incontri con gli autori hanno visto un pubblico corposo ed attento, le proiezioni sono state seguite, persino la serata in cui avevamo come grande nemico Iggy Pop. Nella prima serata avevamo predisposto 300 sedie, siamo finiti ad avere gente seduta per terra e non ce lo aspettavamo.”

La locandina dell'Étranger Film Festival 2017
La locandina dell’Étranger Film Festival 2017
  • “Il festival che valorizza la cultura della diversità, incoraggiando l’integrazione globale”, questo il claim della vostra iniziativa. Pensi che attraverso la cultura si possa costruire un percorso di cambiamento della società, dove la diversità sia un valore e l’integrazione un vicino obiettivo?

“Penso che la cultura sia alla base di tutto. E’ attraverso la conoscenza che superiamo i confini, che impariamo a comprendere che esiste un mondo al di fuori delle nostre vite. In un periodo in cui si alzano muri, si puntano dita, si negano diritti, l’unica salvezza è la comprensione, senza cultura e senza esperienza non può esistere ascolto e quindi comprensione. Siamo in un periodo in cui siamo tartassati da input negativi, modelli terrificanti (basti pensare che a pochi passi da Gioia del Colle, Santeramo in Colle, esiste un seguitissimo “Noi con Salvini”),  tutto è effimero, sono in pochi quelli che si sforzano di andare a vedere cosa c’è sotto la superficie delle cose, la cultura è apertura e quindi l’unica salvezza. Bisognerebbe davvero insegnare la cultura dell’amore nelle scuole, altrimenti le future generazioni cresceranno con la convinzione che in ogni situazione esiste un nemico da inventare ed un forte che deve necessariamente schiacciare il debole.”

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