La storia di un Paese può essere raccontata da diversi punti di vista. La si può approcciare da un punto di vista delle battaglie o dei cambiamenti sociali, dello sviluppo industriale o, ancora, analizzandone costumi, stili di vita e mode.

Ma un altro modo per raccontare la storia di un Paese è lo sport. Ossia quell’aspetto della vita in grado di far affiorare passioni, generare interesse e che, in alcuni casi, è talmente dirompente da scrivere, esso stesso, pagine di storia.

Come non possiamo non citare in tal senso quanto accadde nel 1995 in Sudafrica durante la Coppa del Mondo di rugby. In quell’occasione, il neo Presidente Mandela, per agevolare il processo di integrazione tra bianchi e neri (che vivevano fortemente in contrasto) si appellò al capitano della nazionale sudafricana di rugby – François Pienaar – affinché dessero il massimo per vincere la Coppa del Mondo, instaurando così un clima più pacifico tra la popolazione. Gli Springboks (così viene soprannominata la nazionale sudafricana di rugby) vinse in maniera del tutto imprevista la Coppa contro i temutissimi All Blacks, e la storia gli diede ragione. Questa vicenda ha così segnato questo passaggio storico da ispirare un libro al quale si rifà il celebre film di Clint Eastwood “Invictus” del 2009.

Venendo all’Italia, come non citare quanto avvenne nel luglio del 1948. Precisamente il 14 luglio del 1948, Palmiro Togliatti (leader del Partito Comunista Italiano) fu colpito da tre colpi da arma da fuoco da un esponente di destra. Propagatasi la notizia, per le strade scattò la protesta dei militanti di sinistra e, per i successivi due giorni, ci furono talmente tante manifestazioni e scontri con le forze dell’ordine che, nell’aria, c’era già odore di rivoluzione. Fu in questo contesto che l’allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi decise di telefonare a Bartali, che correva al Tour de France, chiedendogli di vincere per calmare gli animi in Italia. All’indomani di quella telefonata, Bartali disputò una delle sue gare più epiche, sull’Izoard, e vinse successivamente il Tour. Non appena la notizia della sua vittoria si diffuse in Italia, il 17 luglio del 1948, quelle manifestazioni piene di rabbia e di contrasti presero il volto di gioia, festa ed acclamazione.

Ancora una volta lo sport è stato in grado di riavvicinare i popoli.

Ma lo sport, a parte questi cenni storici, rappresenta più banalmente un momento di condivisione. Condivisione fortemente accentuata dalla piazza virtuale che oggi prende il nome di internet e, più precisamente, dei social network. Niente di più e niente di meno di una versione 2.0 del classico “Bar dello Sport”.

Atleti, Federazioni, Società sportive e semplici appassionati sono tutti sullo stesso piano. Interagiscono, scambiano commenti e condividono momenti, vivendo lo sport e tutto ciò che è annesso in un modo del tutto nuovo, come mai prima ad ora.

In questo numero vi parleremo del ciclismo con un’intervista a Daniela Isetti, Vice Presidente Vicario della Federazione Ciclistica Italiana (FCI) e di come vi sia stato negli ultimi anni un vero proprio boom delle biciclette con tutta una serie di propagazioni: startup su due ruote, sharing economy e nuovi trend. Ma più in generale troverete riferimenti al ruolo dei social media nel marketing sportivo e della sempre più centralità del ruolo delle community.

 Ivan Zorico

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