Nel XVII secolo il Grand Tour rappresentava un fenomeno che vedeva i giovani dell’aristocrazia europea lasciare i propri paesi d’origine per un tempo determinato non solo per apprendere, studiare ed imparare nuove culture, ma anche per il solo gusto di viaggiare.

È infatti proprio in questa fase che prende piede l’odierno concetto di turismo e di viaggio.

Da allora, ovviamente, molta strada è stata fatta e molte cose sono cambiate cosicché il turismo è passato dall’essere un’esperienza dal carattere elitario a fenomeno di massa. 

All’epoca il nuovo mondo era ancora agli albori per noi europei, l’Oriente era distante e l’Europa era sostanzialmente considerata la culla della civiltà. In questo contesto, l’Italia, per via della sua cultura millenaria, era una delle mete più ambite. E se ci focalizziamo ancora una volta sull’ambito europeo – ai nostri giorni – le cose non sono tanto cambiate. Nel 2016, secondo i dati espressi in una nota dell’Organizzazione Mondiale del Turismo “in Italia sono stati 52,6 mln gli arrivi internazionali, +3,7% rispetto al 2015. Da dati Eurostat, l’Italia si trova al terzo posto nella classifica dei Paesi Europei per numero di pernottamenti (residenti e non), dietro Spagna e Francia, con 397,8 milioni di notti, cresciute dell’1,3% grazie alla componente straniera della domanda (+2,3% sul 2015), mentre gli arrivi totali in Italia, pari a 113,3 milioni, risultano pressoché in linea con i risultati del 2015 (dati ISTAT)”.Turismo, social, smartphone, marketing

Ebbene sì, purtroppo l’Italia pur essendo sul podio si deve accontentare della “medaglia di bronzo”. Lo so che vi starete chiedendo, come mai?! Cosa abbiamo in meno della Spagna e della Francia? In effetti personalmente credo che il nostro patrimonio paesaggistico e culturale non sia davvero inferiore a nessun’altro nel mondo. E quindi, se questo è vero, come possiamo spiegarci questi dati? A questi interrogativi rispondiamo puntando la nostra attenzione su un aspetto a cui magari non pensiamo così di sovente: ossia, accanto al turismo per divertimento c’è anche un turismo per studio (di Anna Carla CUNEGO).

Volendo invece restare “più alti” e continuare a parlare di turismo in generale, non si può non parlare dei nuovi modi di vivere le vacanze e delle nuove tecniche di comunicazione e marketing che si sono sviluppate in questo settore negli ultimi anni. L’avvento di Internet e dello smartphone ha sicuramente modificato stili di vita e consuetudini. Avere infatti l’equivalente di un’agenzia viaggi in tasca e poterne disporre in ogni momento della giornata, ha fatto la differenza.

I social media, poi, hanno fatto il resto. Ed ecco che il marketing del turismo passa proprio dalle piattaforme social (di Cristina SKARABOT).

Ma se l’obiettivo da sempre dichiarato del marketing, sia esso online o offline, è quello di creare desiderio, allora certamente una bella immagine capace di catturare la nostra attenzione e farci sospirare alla sola vista di un tramonto pixellato sul mare, può essere la via giusta per promuovere una certa località. E qui fanno il loro ingresso i travel blogger, gli influencer ed il web marketing (di Alessandra ZARZANA).

Turismo, social, marketing, grand tourEd una volta scelta la meta? Foto, foto, foto – like, like, like – condivisione, condivisione, condivisione. Abbiamo parlato di cambiamento di stili di vita e quello appena rappresentato è sicuramente uno tra questi. Ma non solo. Da qualche periodo infatti sta prendendo piede anche un altro tipo di approccio alle vacanze, proprio in controtendenza con quanto appena descritto. Parliamo del fenomeno Digital Detox (di Stefania ALVINO).

Come sempre, prima di lasciarvi alla lettura del mensile, vi suggeriamo un pezzo di sul cinema italiano e le vacanze, con tanti suggerimenti e aneddoti interessanti (di Domenico PALATTELLA). Perché se le immagini valgono più di 1.000 parole, i video ne valgono più di 10.000.

Fateci sapere cosa ne pensate.

 Ivan Zorico

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