Un tempo erano giovani e squattrinati. Lavoravano nei bar o in piscina d’estate per pagarsi i libri o racimolare qualcosa per alcuni piccoli sfizi durante l’anno.

Poi sono diventati Young Urban Professional che dagli Anni ’80 per almeno un decennio hanno cercato di scalare il mondo pieni di sogni e di prospettive. Erano sempre al verde, ma con le idee chiare per una la grande ascesa verso il successo. Nuovi imprenditori e capitalisti che partiti dal basso potevano e volevano crescere e fare soldi. Addobbati con la cravatta e la ventiquattrore anche sotto la doccia cercavano la perfezione in tutti gli ambiti, dal fisico alla mente.

E per i Millennials l’identikit tipo è dato dall’Hipster. Convinti anti-yuppies, indifferenti alla professione e all’ambizione puntano invece a cultura, competenza e buon gusto. Mirano così tanto a essere alternativi e contro corrente che hanno creato una nuova moda: pantaloni stretti e corti e barbe folte per gli uomini, mentre le donne vestono look maschili, scarpe allacciate senza tacco e capelli colorati. Ritornano i papillon dei nonni, ma usati per il lavoro di tutti i giorni, spopola la birra, rigorosamente artigianale, curano il corpo dalle creme al bisturi, amano il bio e l’essere anticonformisti.

Ma quali sono i sogni di questa generazione?

Per chi raggiunge i 18 anni il primo obiettivo è il tatuaggio e non la patente, data ormai per scontata. Il lavoro serve, ma per guadagnare, senza troppe pretese e con tanto spirito di adattamento. Il tempo libero è dedicato al PC, agli amici sui social network e all’essere ecologisti. L’hipster in carriera usa un linguaggio forbito, va al lavoro in bici e ha sempre in spalla uno zainetto che incarna la vecchia borsa da ufficio in pelle.

Dopo i 2,3 miliardi di Millennials censiti tocca ai giovanissi della Generazione Z, interessati ai prodotti materiali, preoccupati per il futuro e legatissimi alle info (o disinformazioni) della rete. I nativi digitali vivono in costante isolamento sociale, nonostante le connessioni dello smartphone. La percezione di sentirsi dimenticati e la depressione sono forse una delle caratteristiche che li accompagnerà. Figli della crisi economica, del terrorismo e del precariato non si fidano delle grandi marche ma vedono i soldi come parametro per valutare il successo della loro vita, con il ritorno di vecchi status come l’automobile e il mattone.

Forse sta rinascendo dalle sue ceneri una nuova generazione di imprenditori, con la volontà di cambiare le cose e di riscattarsi da uno status precario?

Di fronte al bisogno di mettersi in mostra sui social c’è anche molta ricerca di privacy. Imperversano gli pseudonimi, gli account falsi per l’iscrizione ai servizi e un ferreo rigore di fronte ai propri dati. Sono invece pronti a condividere le proprie idee e interessati a cooperare per ottenere il prodotto che vogliono.

I dati ISTAT rivelano che i Neet (giovani tra i 18 e i 24 anni che non sono in formazione e non cercano un lavoro) sono il 24,3% sul totale della popolazione di quell’età con differenze regionali che variano di quasi il doppio a sfavore del mezzogiorno. Le donne laureate sono il 12,6% in più degli uomini, ma nonostante questo faticano a trovare lavoro e risultano sovraistruite rispetto alle posizioni ricoperte. Mentre i Millennials detengono ancora un certo potere d’acquisto, la generazione successiva non è così fortunata sotto il profilo economico.Per i Millennials l'identikit tipo è dato dall'Hipster

Gli stessi dati ISTAT rivelano che la soddisfazione lavorativa cresce con l’aumentare dell’età. I giovani, neoassunti, continuano ad essere poco appagati dal lavoro precario e intermittente oppure differente da quello per il quale hanno studiato. Il 38,2% degli under 25 possiede competenze più elevate rispetto alle necessità dell’impiego svolto, dato che scende al 22% nelle classi centrali di età  e precipita al 12% per gli over 55. Gli obiettivi dei soldi facili sono svaniti. Anche se il reddito medio è salito dell’1,6% sono aumentate le famiglie con reddito vicino alla soglia di povertà, principalmente a causa dell’impossibilità di trovare impiego o di lavorare a pieno regime.

Di fronte a queste difficoltà sul posto di lavoro si aggiungono anche profonde insoddisfazioni sotto il profilo relazionale.  

Solo il 33,2% degli intervistati (over 14) si definisce soddisfatto delle proprie relazioni familiari, mentre scende al 23,6% quella riferita ai rapporti con gli amici. La politica non interessa più (solo il 58% della popolazione si documenta sull’agomento almeno una volta la settimana) ma in molti sono attivi e pronti a commentare sul web. Il tempo libero è adeguato per il 66% della popolazione mentre solo il 26% pensa che la propria vita migliorerà da qui ai prossimi 5 anni.

Tra gli obiettivi dei prossimi 10 anni c’è chi sognerà la pensione, chi un lavoro contrattualizzato e una casa, chi un’idea imprenditoriale dirompente per mettersi in proprio. L’importante per tutti è non fermarsi e smettere di sognare.

image_pdfimage_print

LEAVE A REPLY

Login with:
Powered by Sociable!