Come si prevedeva nei mesi scorsi, il Covid ha modificato le abitudini dei turisti, italiani e non. La necessità di attenersi alle norme anti-contagio con la complicità di una giustificata paura stanno mettendo a dura prova quello che, fino ad ora, è stato uno dei settori economici trainanti del nostro Paese. Secondo le stime di Assoturismo, nel trimestre estivo si registreranno circa 8,5 milioni di presenze in meno sul territorio italiano, per una stima complessiva di perdita economica di circa 7 miliardi, secondo le previsioni di Confesercenti.

Al momento il settore turistico più colpito risulta essere quello della cultura e dell’arte, secondo i dati parziali emessi dal Ministero dei Beni Culturali, riportati dal Sole 24 Ore, a fine giugno solo 455 mila persone risultano aver visitato un museo o un sito archeologico, a fronte dei circa 4,5 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente. Il ritmo, che sembra essere costante in tutta la penisola, lascia il triste primato alla Serenissima di Venezia, seguita in ordine da Roma, Firenze, Milano e Torino, orfane soprattutto dei visitatori stranieri. “Il turismo sta pagando un prezzo molto alto per l’emergenza scatenata dal Covid. Un duro colpo che si avverte in modo particolare nelle grandi città d’arte. Qui il combinato di frenata dei viaggiatori e l’allungamento del lavoro agile rischia di far saltare i sistemi imprenditoriali locali, soprattutto quelli legati alla spesa turistica, dai ristoranti ai bar, fino ai negozi nei centri storici” ha commentato Patrizia De Luise, Presidente Nazionale Confesercenti nell’articolo de La Stampa del 2 agosto, “è una situazione di gravità eccezionale che richiede misure straordinarie, (…) senza un intervento migliaia di PMI rischiano di saltare come birilli”.

Come devono quindi comportarsi le aziende del settore in questa situazione di confusione totale?

Prima di tutto è fondamentale rassicurare i turisti, la leva della sicurezza sanitaria è l’unica sulla quale si può fare forza in questo momento difficile. È utile per esempio, creare delle sezioni speciali sui propri siti, nelle quali vengono esplicate le politiche anti-contagio messe in atto dalla struttura, con l’aggiunta di specifiche relative al contesto circostante, come ad esempio, la situazione delle spiagge o delle attrazioni limitrofe. E proprio su questa linea si sta muovendo il comune di Roma con il lancio di “Roma safe tourism”, ossia del bollino covid-free. Un elemento che può essere considerato a tutti gli effetti una nuova e occasionale strategia di marketing che le aziende turistiche (ma anche palestre, centri estetici e alimentari) possono mettere in atto. Il bollino in questione garantisce che la struttura che lo esibisce sia in regola con le norme idonee ad evitare il contagio, tra le quali l’esposizione della colonnina del gel igienizzante, distribuzione di mascherine ai clienti, termometri per la misurazione della temperatura corporea, segnaletica relativa al distanziamento e certificazione di sanificazione degli ambienti. Le imprese che ne faranno richiesta e risulteranno conformi saranno poi aggiunte formalmente ai protocolli di sicurezza del Comune.

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Com’è cambiato il turismo al tempo del Covid? E soprattutto, come sono cambiate le abitudini dei turisti?

La scelta della destinazione di viaggio è fortemente influenzata dalla percezione di sicurezza che si avverte e dalla comunicazione della stessa, in grado di fare la differenza tra una struttura e l’altra, per questo è fondamentale informare i turisti in modo aggiornato circa la propria organizzazione, nel rispetto dell’evoluzione delle norme che sono, a tutt’oggi, in divenire.

La situazione, seppur negativa, sembra meno drammatica nelle zone di mare e montagna.

Secondo il Sindacato Italiano Balneari i dati parziali al 31 luglio evidenziano un boom soprattutto nei week-end, con decremento generale del 70% in Sardegna, e del 40% in Calabria, Sicilia e Veneto, fiduciosi che il mese di agosto, il periodo per eccellenza del vacanziero italiano, possa aver mitigato tali dati. La montagna sembra essere la meno colpita dal trend negativo, con una perdita del 39% secondo le stime dell’Unione Nazionale Comuni e Comunità Enti Montani, consolidandosi come la meta adatta al periodo, intercettando circa il 60% del mercato turistico interno, a conferma che, gli ampi spazi e la tipologia di vacanza infondano maggiore sicurezza, l’unico elemento che, al momento, sembrerebbe aver indirizzato la scelta della meta estiva degli italiani.

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