In questi giorni, chi prima chi dopo, un po’ tutti compiremo il primo anno di lavoro in modalità smart, remote et similia. So che ci sono delle differenze ma insomma, per farla breve, è già un anno che per lavorare non ci rechiamo sistematicamente in un luogo definito (cfr. ufficio).

Proprio in questi giorni sto pensando molto a due espressioni: “Andare al lavoro” e “Lavorare da casa”.

Rispolverando un po’ la grammatica, il verbo è quella componente della frase che indica un’azione compiuta dal soggetto. E se le parole hanno un significato e le usiamo in un modo o nell’altro per una specifica ragione, è divertente notare che in “Andare al lavoro” l’azione è relativa a un movimento, mentre in “Lavorare da casa” l’azione riguarda propriamente il lavoro.

In questi 12 mesi abbiamo avuto evidenza che si può produrre (tanto e bene) anche in un luogo diverso dall’ufficio e che se ci può collaborare anche stando ognuno in luoghi diversi. Quello che prima risultava impensabile, in pochi mesi giocoforza è dovuta diventare la (nuova) normalità.

Via via molte aziende, e in diversi settori, hanno annunciato che la flessibilità (anche totale) rientrerà nelle nuove scelte aziendali perché il lavoro non è tanto dove lo svolgi, quanto quello che fai.

A pensarla in questo modo, c’è anche Spotify. In questi giorni, la società di streaming on demand, ha annunciato che i dipendenti potranno lavorare ovunque, affermando che il lavoro non è qualcosa per cui vai in ufficio, ma qualcosa che fai (“Andare al lavoro” Vs “Lavorare da casa”, per l’appunto) e aggiungendo che l’efficacia non può essere determinata dalle ore che si passano in ufficio, ma dall’opportunità di far scegliere alle persone dove voler svolgere il lavoro.

Possiamo quindi dare il giusto commiato all’ufficio? Sì e no. Non la porrei sulla contrapposizione. Le nuove tecnologie consentono di poter lavorare dove, quando e come vogliamo, ovviamente ufficio compreso. La rivoluzione digitale non limita, ma amplifica le nostre possibilità. È la totale flessibilità la chiave di tutto.

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