È un giorno triste per la musica italiana, Stefano D’Orazio ci lascia a 72 anni, prematuramente ucciso da una complicanza da Coronavirus.

Quel “virus che ha fatto strage in tutto il pianeta come nei film di fantascienza e ci ha cambiato il modo di vivere”, così lo ha definito Stefano senza sapere che l’avrebbe portato via ai suoi fan, ma soprattutto all’affetto dei suoi cari e degli amici, straziati dalla sua assenza.

Quel virus che ha tentato di esorcizzare regalandoci il testo della bellissima “Rinascerò rinascerai”, interpretata dall’amico e collega Roby Facchinetti (anche autore della musica), canzone composta durante il lockdown del marzo 2020 e subito diventata il simbolo di quella rinascita tanto auspicata dagli Italiani dopo la pandemia che, purtroppo, è ancora in atto.

“Non solo musica” nella vita di Stefano D’Orazio, tanto che si farebbe un grande torto al suo incommensurabile estro artistico definendolo soltanto come “il batterista dei Pooh”, lo storico gruppo che ha venduto oltre 100 milioni di dischi, emozionando da oltre cinquant’anni generazioni di fan ed appassionati.

Insieme ai Pooh, amici e compagni di vita, ha scritto ed interpretato le canzoni più significative della band, ma è anche stato scrittore, produttore, attore, regista e polistrumentista, intraprendendo, negli ultimi anni, anche una proficua carriera da cantante solista.

Definito spesso dalla critica “eterno ragazzo”, con uno spirito sempre giovane e la voglia di “Fare, sfare, dire, indovinare”, si avvicinò al musical, alla scrittura, mostrando grandissime doti anche di produttore e regista.

Molto amato dal pubblico, mantenne sempre un grosso legame con gli altri componenti dei Pooh anche dopo aver abbandonato il gruppo, legame che volle raccontare in un libro autobiografico il cui titolo mostra l’aspetto ironico ma anche umile di un grande artista.

“Confesso che ho stonato. Una vita da Pooh” diventa così il racconto di quell’uomo nella sua totalità, l’omaggio alla band ma anche ai fan che lo hanno reso grande, senza tralasciare errori, sbagli, stonature che fanno parte della vita di tutti.

Complicato sintetizzare cinquant’anni di vita e di carriera di un artista così poliedrico, ma sempre composto, mai sopra le righe; sicuramente ne ricorderemo la dolcezza del suo flauto traverso, l’espressività della sua batteria e della sua voce, continueremo a cantare ancora le sue canzoni, pietre miliari della musica italiana, ci appassioneremo ancora alle sue storie, ma, soprattutto, non scorderemo mai la sua grande umanità.

“Goodbye” Stefano, tu lo sai:
“Il tempo è un marinaio
giura di restare
ma appena s’alza il vento
vuole un altro mare
e noi siamo come il tempo pronti a correre
a scommettere a scappare a farci prendere
per dirci poi ricordati di me.”

 

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